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L'importanza didattica di una buona lettura. Elogio degli audiolibri in “Chichibìo”, Rivista di Didattica dell’Italiano, Palumbo –Palermo-, n° 34 anno VII, settembre-ottobre 2005
Vi sono docenti che, pure molto bravi e preparati, non hanno il “dono” della lettura, non sono in grado – e d’altronde non è il loro mestiere – di dare voce e anima agli innumerevoli segni linguistici che caratterizzano un testo; docenti che, con tono – loro malgrado – monocorde, non riescono a trasmettere nella sua complessità il significato del testo durante la lettura. La parola del poeta o del romanziere d’altronde è scritta per essere letta. Lo evidenzia perfettamente Daniel Pennac quando afferma che «il significato si pronuncia». E continua: «Le nostre parole hanno bisogno di corpo! I nostri libri hanno bisogno di vita!». Da sottolineare è comunque che non sto parlando della teatralità, che è un’altra cosa... Questo sempre che si concordi con la tesi che un testo, sia di prosa che di poesia, quando è arte, abbia un intrinseco valore estetico. Ecco dunque l’utilità didattica di nuovi e semplici strumenti che possono sia sostituire la nostra voce, anche la migliore, fornendo un ulteriore stimolo acustico, sia sostituire qualunque altra lettura: un collegamento a un sito, un audiolibro. Un audiolibro è infatti uno dei nuovi mezzi di comunicazione, facilmente fruibile, e consente agli insegnanti di fornire agli studenti le opere lette da narratori professionisti. I vantaggi didattici sono notevoli: oltre a essere favorita la stessa comprensione del testo, la lettura si può affermare diventi un evento musicale, durante il quale difficilmente cade l’attenzione di chi ascolta. La lettura di un professionista (non necessariamente un attore) contribuisce, contro l’invadenza della pseudocultura dell’immagine, a difendere il valore della parola, e parola anche scritta, poiché l’ascolto può benissimo essere accompagnato dalla lettura silenziosa del testo. E dunque l’ascolto al quale mi riferisco non deve assolutamente essere considerato in competizione con la lettura. Contro l’immagine in senso lato non ho certamente nulla: le immagini sono meravigliose e certo triste deve essere un mondo al buio. Ma che il bombardamento delle immagini a cui i nostri ragazzi sono sottoposti contribuisca alla caduta dell’immaginazione è ormai dato consolidato. E se Sartori afferma, seppure con rammarico, che l’homo sapiens si è tramutato in homo videns, noi insegnanti potremmo, con un po’ di volontà, contribuire a negare la sua tesi. Certo ci occorre anche l’umiltà di non doverci sempre sentire capaci di fare tutto, e lasciare, qualche volta, quando ci è possibile, quando a disposizione abbiamo un computer o un lettore CD o Mp3, che a leggere sia un professionista della lettura. D’altra parte è proprio Gardner a affermare che l’intelligenza linguistica non si avvale solo della penna e del libro, ma anche del microfono. Come sostiene inoltre Maurizio Falghera, ideatore e responsabile dell’ottimo sito al quale rimando perché estremamente ricco di materiale audio didatticamente fruibile: http://www.ilnarratore.com (sito al quale mi pregio di collaborare), una buona lettura stimola a «una comprensione emotiva in una dimensione molto elevata, poiché il tono della voce, l’intensità, la pronuncia, il calore, il ritmo, le pause, il timbro, i silenzi stimolano l’attenzione, provocando, appunto... attenzione». E ciò avviene anche grazie al fatto che in tale ascolto sono maggiormente coinvolti gli elementi della sensorialità. Atterrisco, come mi auguro ognuno dei lettori, dinnanzi a una delle tante profezie catastrofiche, a cui condurrebbe, nel suo percorso, la rivoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: «I computer parlanti» scrive William Crossman, «dandoci l’accesso alle informazioni registrate tramite la parola e l’udito, ci permetteranno infine di sostituire tutta la lingua scritta con la lingua parlata. […] Con questo passo da giganti in avanti, siamo sul punto di ricreare una cultura orale su basi tecnologiche più efficaci e più affidabili». Mi auguro infatti che mai la scrittura diventi una reliquia del passato, che per gestire la conoscenza, ancora e ancora la scuola insegni gli strumenti sintattici, semantici e pragmatici che occorrono alla lettura, atto in cui un libro si muta in vissuto collettivo. Per quanto ami Internet, voglio sperare che ancora per millenni e millenni, si possa sentire l’odore della carta stampata. |