Introduzione di Romano Luperini

Scritto di Francesco Scarabicchi

       

        In mezzo alla gazzarra notturna delle zanzare

        che per me hanno la punta

        aguzza di ferro, e il verso che scrosta

        la ruggine dalle lamiere, da sveglia

        sul letto io sento

        le foglie che scendono dall'acero, piano

        aggiustarsi sul prato.

 

 

 

 

Fuori dal finestrino tendo al vento

il mio foulard di seta,

come a un bagno leggero di sabbia del deserto.

Poi ci faccio i costumi per un clan intero

di tribù beduine,

i fondali e le quinte necessari alla scena

nel teatro del cruscotto

 

 

 

        I frassini senza foglie,

        le verdure del minestrone surgelate

        e l'uggia in cielo una galera senza via di fuga.

        Ma dentro al tuo sorriso largo,

        figlietto mio meraviglioso,

        io vengo a raccogliere il granturco

        e a prendere le vesti che le ancelle allegre

        filano per noi con le porpore spartane.

 

 

 

Ho davvero la testa dell'animale -ma quale?-

So di amare il fianco della montagna

esposto sempre al vento,

i tanti rami dell'erica (ognuno m'è parte,

e ognuno va distante dall'altro).

Io, che bestia solitaria e inquieta

amo il cibo che non ho

e mangio Whiskas, nella ciotola del gatto.

 

 

 

        O Me! O Life! Poiché non nel deserto mi perdo

        ché posso inventarvi persino l'ombra

        e fingermi il mare, figlia di Teti,

        giocosa fanciulla accanto ad Achille;

        ma l'oasi mi porta l'ombra vera, il disorientamento:

        le strade danno tutte alle tombe.

        O Me! O Life! O povero Achille!

 

 

 

Candido è nel mio cuore:

e questa è casa mia, davvero il migliore

dei possibili mondi. Ma dal giardino ho cacciato

le locuste che saltano, la furia dei geni

dal rovo, le lucertole che annunciano

la morte senza ritorno.

E per avere

a portata di mano il paradiso

ho fatto tanto posto

ai fiori giallo-pallidi del loto.

 

 

 

        Arriva la maschera dell'inverno,

        arriva la maschera del corvo

        e si schiantano addosso al mio giardino.

        Sotto bufere e inondazioni allaccio a terra

        quanto posso, la betulla, il lauro, il faggio.

        Oh maledetto

        Mahamai, hama, hamamai; hi hama ma mai hama.

        Maledetto! Spirito-Antropofago-del-Nord.

 

 

 

In questa mia vita

che come la montagna dell'Avesta

ha la cima attaccata alla nuvola più alta,

vorrei nutrirmi solo di pane e d'armonia;

ma si turba

l'anima di fanciulla

poiché vede nel cielo i due lupi

andare dietro al sole e alla luna

-per inghiottirli-.