|
|
|
Norma Stramucci, da Erica
In mezzo alla gazzarra notturna delle zanzare che per me hanno la punta aguzza di ferro, e il verso che scrosta la ruggine dalle lamiere, da sveglia sul letto io sento le foglie che scendono dall’acero, piano aggiustarsi sul prato.
La situazione referenziale: la poetessa è a letto, sveglia, disturbata da una serie di elementi che la distolgono dall’interiorità; tuttavia riesce ad ascoltare il rumore delle foglie che cadono da un albero e si aggiustano sul prato.
La cornice: la poesia inizia con un settenario (in mezzo alla gazzarra), (inserito in un verso più lungo), con gli accenti tonici su gazzàrra e zanzàra. Le due a toniche si ritrovano nell’ultimo verso: aggiustàrsi e pràto. Non si hanno a toniche negli altri versi. Anche l’ultimo verso è un settenario (aggiustarsi sul prato).
Il metro: dopo il secondo verso, che è un altro settenario (che per me hanno la punta), vi è una serie di versi fondati sulla ripetizione del ternario; sostanzialmente su due senari: (aguzza di ferro; il verso che scrosta; la ruggine dalle; lamiere, da sveglia; sul letto io sento; le foglie che scendono; dall’acero piano).
Il suono: la parte iniziale presenta suoni aspri legati alle affricate (la zeta): (mezzo; gazzarra; zanzare; aguzza) e legati alla liquida vibrante (la erre): (gazzarra; notturna; zanzare; ferro). Nel medesimo tempo la musicalità è prodotta da una serie di assonanze: (mezzo – ferro – verso); (notturna – punta) E’ dunque il suono, oltre al significato delle parole, a rendere il disturbo che viene dal rumore, che viene da tutto ciò che impedisce l’intimità, che impedisce il rapporto tra il soggetto e l’universale. Quello che infatti emerge è che, mentre nella prima parte si hanno suoni aspri collegati anche alle numerose doppie (mezzo; gazzarra; notturna; aguzza; ferro; ruggine), nella seconda parte la musica si addolcisce. Il legame tra le due parti è dato dalla parola sento che riprende in assonanza mezzo – ferro – verso, ma con un suono estremamente più dolce e che, essendo anche in assonanza con letto, introduce al suono piano e leggero degli ultimi due versi dove l’assonanza assume quasi il valore di una rima tra piano e prato. Non si hanno più dunque nella seconda parte le affricate, le liquide vibranti, i suoni aspri, ma si hanno dentali (scendono; aggiustano; prato) che addolciscono e comunicano con il loro suono l’accordo col ritmo della natura che era prima disturbato.
Il significato: ciò che quindi sembrerebbe qualcosa di indicibile: descrivere il rumore delle foglie dell’acero che si adagiano sul prato, viene detto non solo attraverso ciò che è semanticamente percepibile, ma anche attraverso la musica, attraverso una serie di elementi fonici che contribuiscono al significato più dello stesso contenuto semantico delle singole parole.
Romano Luperini
|