Scritto di Mario Luzi

Capitoli I e XII

recensione di Raffaele Piazza

 

 

recensione di Raffaele Piazza

Vico Acitillo 124 - Poetry Wave

Del celeste confine


di Norma Stramucci

RECENSIONE DI ARMANDO ROMANO

Il libretto segue alla lontana tracce di classici solidi e di potente costruzione: i luoghi, i personaggi le vicende sono come avvolti da un alone fantastico. L'opera racchiude strutture, ritmi ed ispirazioni di più generi letterari: c'è il mito, non manca il verso. Non manca la nota del Dramma. C'è la favola che si svolge in modo fluido e sicuro, ma è una favola fatta più per gli adulti che per i piccini. Tocca temi che si agitano nel fondo di ogni cuore, nell'inconscio, nel quale si annidano paure sotto forma di mostri diabolici e sogni sotto forma di vittoria delle attese più vive dell'animo umano. In ogni capitolo si sprigiona e si libra un gioco di fantasia teso a liberare l'autrice ed il lettore dalle pesantezze della vita quotidiana. Si può dire infine che il libro dona evasioni con l'accettazione dei vari aspetti non sempre gradevoli della vita. (Marco Roberto Capelli)

 

 

in "Il Messaggero" 13 ottobre 2003, p 31

 

D'Elia, Bedini, Stramucci

la poesia rammenta

civiltà e senso della lingua

 

"Nell'autunno par che il sole e gli oggetti sieno d'un altro colore, le nubi di un'altra forma, l'aria d'un altro sapore. Sembra assolutamente che tutta la natura abbia un tono, un sembiante tutto proprio di questa stagione, più distinto e spiccato che nelle altre (...)": è il Leopardi dello Zibaldone, dopo la lunga e calda estate, spento "il desiderio de' piaceri" quando, in silenzio come gli uccelli sui rami del mattino, torna la poesia a rammentarci la civiltà terribile del senso e della lingua, quest'italiano minore che resiste all'orrore mercantile e mediatico di una vita virtuale e inesistente, nell'impostura del niente.

[...]

A Recanati, dove è nata, Norma Stramucci dedica Del celeste confine (Manni), cantica o racconto battuto - in senso grafico e musicale - in versi, viaggio che configura una sorta di esodo verso la verità e i sensi che guidano alle trame del bene e del male. Non c'è tempo nella storia o il tempo è quel sempiterno scandirsi delle stagioni e dei climi, sentiero che interseca i regni, le età, i nomi pronunciati con gli idiomi della fiaba e del mito, presenze, aromi, uccelli, suoni, l'azzurra infanzia di stupore e incanto. Forse è lei, inviolata, la vera dominante di questo andare tra lucertole e fresie, tra campi di amarene e la valle del fiume Sangro, verso l'inestinguibile bene che annienta ogni ombra del dolore e riconduce al luogo della verità e del sogno, ancora Recanati, che si fa cuore e metafora di quel cammino, isola millenaria, paese di parole e familiare concilio d'affetti sulla quieta riva degli approdi.

 

   Francesco Scarabicchi